<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Marianna Gagliano Nutizionista</title>
	<atom:link href="https://mariannagaglianonutrizionista.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://mariannagaglianonutrizionista.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 14 Jul 2026 10:37:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.2</generator>

<image>
	<url>https://mariannagaglianonutrizionista.it/wp-content/uploads/2025/01/cropped-favicon-1-32x32.webp</url>
	<title>Marianna Gagliano Nutizionista</title>
	<link>https://mariannagaglianonutrizionista.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Ciclo mestruale: Cosa mangiare durante le 4 fasi</title>
		<link>https://mariannagaglianonutrizionista.it/cosa-mangiare-ciclo-mestruale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[marketing]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[ciclo mestruale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://mariannagaglianonutrizionista.it/?p=44841</guid>

					<description><![CDATA[Ti sei mai accorta che non sei la stessa per tutto il mese? Una settimana hai energia da vendere, un’altra ti senti gonfia, stanca o con una fame di dolci difficile da ignorare. Non è la tua testa: è il ritmo naturale dei tuoi ormoni. Durante il ciclo mestruale estrogeni e progesterone salgono e scendono...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ti sei mai accorta che non sei la stessa per tutto il mese? Una settimana hai energia da vendere, un’altra ti senti gonfia, stanca o con una fame di dolci difficile da ignorare. Non è la tua testa: è il ritmo naturale dei tuoi ormoni. Durante il ciclo mestruale estrogeni e progesterone salgono e scendono in modo prevedibile, e questo cambia anche ciò di cui il tuo corpo ha bisogno a tavola. In estate, poi, il caldo amplifica gonfiore e stanchezza: imparare a seguire il ritmo del ciclo, invece di combatterlo, diventa un modo ancora più prezioso per sostenere energia, umore e benessere. In questa guida ti accompagno fase per fase, con esempi concreti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché l’alimentazione cambia con le fasi del ciclo mestruale</h2>



<p>Il ciclo mestruale non è solo «i giorni delle mestruazioni»: è un susseguirsi di quattro fasi, ognuna con un suo profilo ormonale. In media dura tra i 28 e i 35 giorni e si divide in fase mestruale, follicolare, ovulatoria e luteale. In ciascuna, i livelli di estrogeni e progesterone cambiano, e con loro anche l’energia, l’appetito, la sensibilità all’insulina e perfino l’umore. Una delle domande più frequenti che ricevo in studio è proprio «perché certi giorni ho una fame incontrollabile e altri no?». La risposta, spesso, è scritta nel calendario del tuo ciclo. Conoscere queste variazioni ti permette di assecondare il corpo invece di sentirti in lotta con lui, e di dare un senso a sensazioni che fino a ieri sembravano casuali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Estrogeni e progesterone: il ritmo di base</h3>



<p>In modo semplice: nella prima metà del ciclo mestruale dominano gli estrogeni, che tendono a darti più energia, buonumore e una migliore gestione degli zuccheri. Dopo l’ovulazione sale il progesterone, l’ormone che prepara il corpo a un’eventuale gravidanza e che spesso porta con sé più fame, voglie e una sensazione di gonfiore. La ricerca conferma questo schema: studi recenti hanno osservato che, nella <strong>fase luteale</strong>, l’appetito e le voglie, soprattutto di carboidrati e dolci, diventano più frequenti rispetto alla fase precedente. Sapere questo cambia tutto: quella fame non è un capriccio, ma fisiologia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa mangiare in ogni fase del ciclo mestruale</h2>



<p>Vediamo allora, fase per fase, come accompagnare il corpo con il cibo. L’idea non è seguire regole rigide, ma fare scelte un po’ diverse a seconda del momento, assecondando ciò di cui hai più bisogno. Qui entriamo nel concreto: per ogni fase trovi gli alimenti più utili da portare in tavola, pensati anche per la stagione calda. Vedrai che, una volta capito il meccanismo, riconoscere di cosa hai bisogno diventa quasi automatico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Fase mestruale: ferro e leggerezza (giorni 1-5)</h3>



<p>Nei primi giorni, con il flusso, il corpo perde <strong>ferro</strong> e l’energia è più bassa, mentre infiammazione e gonfiore possono farsi sentire di più. Qui aiutano gli alimenti ricchi di ferro — legumi (messi in ammollo per renderli più digeribili), carne magra di qualità, uova e pesce di piccola taglia — abbinati a una fonte di vitamina C come limone, kiwi o peperoni, che ne migliora l’assorbimento. Le verdure dal sapore amaro come cicoria, radicchio e finocchio, insieme a tisane drenanti di ortica, finocchio o zenzero e limone, sostengono il drenaggio dei liquidi. Con il caldo, punta su piatti freschi e tanta acqua, limitando caffè, alcol e cibi molto salati, che tendono a peggiorare la ritenzione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Fase follicolare e ovulazione: energia (giorni 6-17)</h3>



<p>Con gli estrogeni in salita, l’energia torna ed è il momento più brillante del mese. È la finestra ideale per i carboidrati integrali come riso integrale, avena, quinoa e patate dolci, abbinati a proteine magre (pollo, pesce, uova) e grassi buoni come frutta secca, semi di lino e olio extravergine. Non far mancare gli antiossidanti dei frutti rossi e delle verdure a foglia verde, e i semi di zucca e gli anacardi, ricchi di zinco e magnesio. Intorno all’ovulazione, le verdure crocifere (broccoli, cavolfiore, rucola) e gli alimenti ricchi di zolfo come cipolla, aglio e porri sono spesso valorizzati per il contributo ai naturali processi con cui l’organismo metabolizza gli estrogeni: è un ambito ancora poco studiato, ma restano comunque alimenti preziosi per la ricchezza di fibre e composti antiossidanti. Il pesce ricco di omega-3 come salmone e sgombro, insieme ai semi di lino e chia, aiuta invece a contenere l’infiammazione. È anche la fase in cui il corpo regge meglio l’attività fisica più intensa: meglio se nelle ore fresche della giornata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Fase luteale: glicemia stabile e meno voglie (giorni 18-28)</h3>



<p>Nella seconda metà del ciclo mestruale sale il progesterone e spesso arrivano fame, voglie e gonfiore, che con il caldo si sentono di più. La parola d’ordine qui è <strong>stabilizzare la glicemia</strong>: scegli carboidrati integrali a rotazione, come farro e legumi decorticati, sempre accompagnati da una fonte proteica, per evitare i cali di zuccheri che amplificano le voglie. Gli alimenti ricchi di magnesio — cacao amaro, banane, semi di girasole, noci — aiutano a smorzare la tensione premestruale, mentre quelli ricchi di vitamina B6, come avocado, patate dolci e pollo, possono dare sollievo ai sintomi della sindrome premestruale. Limita zuccheri semplici e cibo molto processato, che alimentano le voglie, e modera il sale, sostituendolo all’occorrenza con il gomasio. Spazio infine ad alimenti ricchi d’acqua come cetrioli, zucchine, anguria e melone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come iniziare senza complicarti la giornata</h2>



<p>A questo punto potresti pensare che servano calcoli complicati o menù diversi ogni settimana. Niente di tutto questo: sostenere gli ormoni con l’alimentazione è soprattutto una questione di consapevolezza e di piccoli aggiustamenti. Per gli spuntini, per esempio, valgono per tutte le fasi alcune idee semplici: frutta fresca di stagione con una manciata di frutta secca, yogurt vegetale con semi di chia, oppure hummus con bastoncini di verdure. E c’è una costante che in estate vale per ogni fase del ciclo mestruale: l’idratazione. Con il caldo il fabbisogno di liquidi cresce sempre, quindi acqua, tisane fredde non zuccherate e frutta e verdura ricche d’acqua sono alleate preziose tutto il mese.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I semi giusti al momento giusto</h3>



<p>Un piccolo gesto che propongo spesso in studio è il cosiddetto <strong>ciclo dei semi</strong>: nella prima metà del ciclo (fase mestruale e follicolare) si privilegiano semi di lino e di zucca, mentre nella seconda metà (ovulatoria e luteale) si passa a semi di sesamo e di girasole. Un cucchiaio al giorno, perfetto in estate aggiunto a yogurt freddo, insalate o una ciotola di frutta. È un’abitudine semplice e ricca di grassi buoni, fibre e minerali, che aiuta a stare attente al proprio ritmo. Le evidenze scientifiche su questo schema specifico sono ancora limitate, quindi lo considero un piccolo supporto piacevole, non una cura: il valore vero è l’attenzione che impari a dedicare al tuo corpo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Se non hai un ciclo mestruale regolare o naturale</h3>



<p>Una precisazione importante: queste indicazioni valgono per chi ha un ciclo naturale e regolare. Se assumi una contraccezione ormonale che sospende il ciclo, se sei in gravidanza, in allattamento o in menopausa, oppure se il tuo ciclo mestruale è molto irregolare, queste fasi non si applicano allo stesso modo. Non è un problema: significa semplicemente che il punto di riferimento diventa un altro, e i principi di base — glicemia stabile, proteine a ogni pasto, tante verdure, grassi buoni e buona idratazione — restano comunque validi e utili. In questi casi è ancora più importante costruire un percorso personalizzato, perché ogni situazione ormonale ha le sue esigenze specifiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un percorso costruito su misura, fase dopo fase</h2>



<p>Quello che mi sta più a cuore, quando lavoro con le mie pazienti, è che imparino ad ascoltarsi. Il ciclo mestruale, da fastidio mensile, può diventare una bussola preziosa: ti dice quando spingere e quando rallentare, quando il corpo chiede più nutrimento e quando è il momento di alleggerire. Non si tratta di controllare ogni boccone, ma di costruire una sintonia con te stessa che dura nel tempo, in ogni stagione.</p>



<p>Va detto con onestà: la ricerca su questo tema è ancora in evoluzione, e non esistono formule magiche uguali per tutte. Proprio per questo l’approccio migliore non è copiare uno schema trovato online, ma adattare questi principi alla tua fisiologia, ai tuoi sintomi e alle tue giornate reali.</p>



<p>Se senti che il tuo ciclo mestruale influenza energia, fame o umore e vuoi imparare a sostenerlo a tavola, possiamo costruire insieme un percorso pensato su misura per te. </p>



<p><strong><a href="https://mariannagaglianonutrizionista.it/contatti/" data-type="page" data-id="37720">Puoi prenotare una consulenza</a></strong>, in studio a Savigliano o online: il primo passo è semplicemente conoscere meglio il tuo ritmo.</p>



<p>Seguimi su <strong><a href="https://www.instagram.com/dr.ssamariannagagliano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Instagram </a></strong>per restare sempre aggiornato su tutte le novità.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Bibliografia</strong></h4>



<p>1. <em>Late luteal subphase food craving is enhanced in women with obesity and premenstrual dysphoric disorder (PMDD).</em> Nutrients. 2023;15(23):5000. doi:10.3390/nu15235000</p>



<p>2. Gorczyca AM, Sjaarda LA, Mitchell EM, et al. <em>Changes in macronutrient, micronutrient, and food group intakes throughout the menstrual cycle in healthy, premenopausal women.</em> Eur J Nutr. 2016;55(3):1181–1188. doi:10.1007/s00394-015-0931-0</p>



<p>3. Baker JM, Al-Nakkash L, Herbst-Kralovetz MM. <em>Estrogen–gut microbiome axis: physiological and clinical implications.</em> Maturitas. 2017;103:45–53. doi:10.1016/j.maturitas.2017.06.025</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alimentazione ormoni femminili: i 7 pilastri per bilanciarli</title>
		<link>https://mariannagaglianonutrizionista.it/alimentazione-ormoni-femminili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[marketing]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione ormonale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://mariannagaglianonutrizionista.it/?p=44780</guid>

					<description><![CDATA[«Ho gli ormoni sballati»: è una frase che sento spesso in studio, e dietro ci sono storie diverse: ciclo irregolare, sindrome premestruale intensa, stanchezza persistente, voglie improvvise, pelle che cambia. La buona notizia è che l&#8217;alimentazione e gli ormoni femminili sono legati a doppio filo, ed è uno degli strumenti più concreti che hai per...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>«Ho gli ormoni sballati»: è una frase che sento spesso in studio, e dietro ci sono storie diverse: ciclo irregolare, sindrome premestruale intensa, stanchezza persistente, voglie improvvise, pelle che cambia. La buona notizia è che l&#8217;<strong>alimentazione e gli ormoni femminili</strong> sono legati a doppio filo, ed è uno degli strumenti più concreti che hai per sostenere il tuo equilibrio ormonale, ogni giorno. Non esistono cibi miracolosi, ma esistono abitudini che, messe insieme, fanno una grande differenza. Te le racconto attraverso sette pilastri semplici e applicabili, pensati per accompagnarti senza rigidità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa significa davvero equilibrio ormonale</h2>



<p>Prima di parlare di cibo, è utile chiarire cosa intendiamo per equilibrio ormonale. Gli ormoni femminili non sono solo estrogeni e progesterone: in gioco ci sono anche l’insulina, che regola la glicemia, il cortisolo, l’ormone dello stress, e gli ormoni tiroidei, che governano il metabolismo. Questi messaggeri dialogano continuamente tra loro, e quando uno si altera, spesso trascina gli altri. Per questo «bilanciare gli ormoni» non significa agire su un singolo valore, ma creare le condizioni di fondo perché l’intero sistema lavori in armonia. E molte di queste condizioni passano proprio dalla tavola, giorno dopo giorno.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli ormoni non lavorano mai da soli</h3>



<p>Un esempio che faccio spesso alle mie pazienti è quello della glicemia. Quando i picchi di zucchero nel sangue sono frequenti, l’insulina lavora di più; livelli alti e ripetuti di insulina possono influenzare la produzione di altri ormoni, favorire l’infiammazione e accentuare disturbi come il ciclo irregolare. Allo stesso modo, uno stress prolungato mantiene alto il cortisolo, che a sua volta può interferire con il ciclo e con il sonno. Capire che gli ormoni si muovono insieme, come un’orchestra, aiuta a smettere di cercare la singola causa e a lavorare invece sull’equilibrio complessivo.</p>



<p><strong>Il legame tra intestino e ormoni: cos&#8217;è l&#8217;estroboloma</strong></p>



<p>C’è poi un protagonista spesso sottovalutato: l’intestino. Una parte del microbiota, l’insieme dei batteri che lo abitano, partecipa attivamente al metabolismo degli estrogeni — al punto che si parla di <strong>estroboloma</strong>. Una revisione pubblicata sulla rivista scientifica <em>Maturitas</em> descrive come la salute e la varietà del microbiota influenzino la quantità di estrogeni in circolo: quando l’equilibrio batterico si altera, anche la gestione di questi ormoni può risentirne. Ecco perché, in un percorso sulla salute ormonale, prendersi cura dell’intestino con fibre, varietà vegetale e regolarità non è secondario, ma una delle leve più importanti su cui possiamo agire.</p>



<p>Lo stesso meccanismo è centrale anche nell&#8217;<strong><a href="https://mariannagaglianonutrizionista.it/programs/nutrizione-femminile/" data-type="programs" data-id="44207">endometriosi</a></strong>, dove un intestino in equilibrio aiuta a smaltire gli estrogeni in eccesso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I 7 pilastri della salute ormonale a tavola</h2>



<p>Veniamo al cuore pratico. Ho riassunto in sette pilastri le abitudini alimentari che, nella mia esperienza e secondo le evidenze, sostengono di più l’equilibrio ormonale femminile. Non sono regole da seguire alla lettera, ma direzioni da adattare alla tua vita: anche metterne in pratica solo alcune, con costanza, porta benefici concreti. L’obiettivo non è la perfezione, ma la coerenza nel tempo, perché è la ripetizione delle buone abitudini a fare davvero la differenza sugli ormoni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dai primi pilastri: glicemia e proteine</h3>



<p>Il primo pilastro è la <strong>glicemia stabile</strong>: preferire carboidrati integrali, abbinarli sempre a proteine, grassi e verdura, ed evitare lunghi digiuni seguiti da pasti abbondanti aiuta a mantenere l’insulina sotto controllo. Questo principio è centrale anche per chi convive con la PCOS, oggi PMOS, dove la gestione della glicemia è la prima leva su cui lavorare. Il secondo pilastro sono le proteine ad ogni pasto — uova, pesce, legumi, carne magra, yogurt — perché forniscono i mattoni con cui il corpo costruisce anche gli ormoni e favoriscono sazietà e stabilità energetica. Il terzo pilastro sono i grassi buoni: l’olio extravergine, l’avocado, la frutta secca e gli <strong>omega-3</strong> del pesce azzurro non solo riducono l’infiammazione, ma rappresentano la materia prima da cui partono molti ormoni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Fibre, fegato, micronutrienti e ritmi</h3>



<p>Il quarto pilastro sono le <strong>fibre</strong> e la varietà vegetale: nutrono il microbiota e sostengono la corretta eliminazione degli estrogeni in eccesso. Il quinto riguarda il supporto al fegato, l’organo che metabolizza gli ormoni: le verdure crucifere (broccoli, cavoli, rucola) e una buona idratazione lo aiutano nel suo lavoro. Il sesto pilastro sono i micronutrienti chiave — magnesio, zinco, vitamina D e vitamine del gruppo B — che intervengono in moltissimi processi ormonali e che è bene ottenere prima di tutto dal cibo: verdure a foglia, semi, legumi, pesce. Il settimo pilastro, infine, va oltre il piatto: ritmi regolari, sonno di qualità, gestione dello stress e movimento quotidiano tengono a bada il cortisolo e completano il quadro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una giornata tipo per sostenere gli ormoni</h2>



<p>Tradurre i pilastri in gesti concreti è ciò che rende tutto più semplice. Non serve una giornata perfetta: serve una struttura di base su cui costruire, lasciando spazio anche al piacere e alla convivialità. Ti propongo un esempio orientativo — non uno schema da copiare, ma un’idea di come possono prendere forma questi principi nell’arco della giornata, da adattare poi ai tuoi gusti e ai tuoi tempi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Colazione, pranzo e cena in equilibrio</h3>



<p>A colazione, punterei su una base proteica con grassi buoni e fibre: per esempio yogurt con frutta secca e semi, oppure uova con pane integrale e verdura, per partire senza picchi glicemici. A pranzo, un piatto che unisca una fonte proteica, una porzione abbondante di verdura colorata e un carboidrato integrale, con olio extravergine a crudo. A cena, qualcosa di più leggero ma sempre completo: pesce azzurro o legumi, verdura cotta e una piccola quota di cereali. Tra i pasti, se serve, frutta con qualche mandorla. È una struttura semplice, che molte pazienti trovano sorprendentemente sostenibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un equilibrio costruito sul tuo ciclo e su di te</h2>



<p>Un ultimo aspetto, che per me è centrale: la salute ormonale femminile non è statica. Cambia lungo il ciclo, con le sue fasi, e cambia nelle diverse stagioni della vita — dall’età fertile alla menopausa. Per questo non esiste un’alimentazione «giusta» uguale per tutte: ciò che funziona per te dipende dai tuoi sintomi, dalle tue abitudini e dal momento che stai attraversando. Nelle mie pazienti, spesso, lavoriamo proprio sull’adattare le scelte alle diverse fasi del ciclo, così da assecondare il corpo invece di forzarlo.</p>



<p>I sette pilastri sono una bussola, non un elenco di divieti: ti danno una direzione chiara, dentro la quale c’è tutto lo spazio per costruire un equilibrio realmente tuo, sostenibile e senza forzature.</p>



<p>Se vuoi capire come applicare questi principi alla tua situazione, possiamo parlarne con calma. </p>



<p><strong><a href="https://mariannagaglianonutrizionista.it/contatti/">Puoi prenotare una consulenza</a></strong>, anche online, e iniziare a costruire un percorso pensato davvero su misura per te.<br>Seguimi anche <strong><a href="https://www.instagram.com/dr.ssamariannagagliano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Instagram </a></strong>per restare sempre aggiornato su tutte le novità.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Bibliografia</strong></h4>



<p>1. Baker JM, Al-Nakkash L, Herbst-Kralovetz MM. <em>Estrogen–gut microbiome axis: physiological and clinical implications.</em> Maturitas. 2017;103:45–53. doi:10.1016/j.maturitas.2017.06.025</p>



<p>2. Barrea L, Arnone A, Annunziata G, et al. <em>Adherence to the Mediterranean Diet, Dietary Patterns and Body Composition in Women with Polycystic Ovary Syndrome (PCOS).</em> Nutrients. 2019;11(10):2278. doi:10.3390/nu11102278</p>



<p>3. <em>Effects of Dietary Glycemic Index and Glycemic Load on Cardiometabolic and Reproductive Profiles in Women with Polycystic Ovary Syndrome: A Systematic Review and Meta-analysis of Randomized Controlled Trials.</em> Adv Nutr. 2021;12(1):161–178.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Endometriosi: la guida all’alimentazione antinfiammatoria</title>
		<link>https://mariannagaglianonutrizionista.it/dieta-per-endometriosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[marketing]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 06:07:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://mariannagaglianonutrizionista.it/?p=44777</guid>

					<description><![CDATA[Se convivi con l’endometriosi, probabilmente ti sei chiesta più volte se quello che mangi possa fare la differenza su dolore, gonfiore e stanchezza. È una delle domande più frequenti che ricevo in studio, e la risposta è sì: l’alimentazione non sostituisce le cure mediche, ma può diventare un’alleata preziosa per modulare l’infiammazione che è alla...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Se convivi con l’endometriosi, probabilmente ti sei chiesta più volte se quello che mangi possa fare la differenza su dolore, gonfiore e stanchezza. È una delle domande più frequenti che ricevo in studio, e la risposta è sì: l’alimentazione non sostituisce le cure mediche, ma può diventare un’alleata preziosa per modulare l’infiammazione che è alla radice di molti sintomi. Capire come funziona ti aiuta a fare scelte consapevoli, senza rigidità e senza la sensazione di doverti privare di qualcosa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Endometriosi: una malattia infiammatoria cronica</h2>



<p>L’endometriosi è una condizione cronica in cui un tessuto simile a quello che riveste l’interno dell’utero (l’endometrio) cresce in altre sedi, soprattutto nella pelvi. Interessa circa una donna su dieci in età fertile, eppure la diagnosi arriva spesso con anni di ritardo. Ciò che è utile sapere è che si tratta di una malattia infiammatoria ed estrogeno-dipendente: l’infiammazione cronica alimenta il dolore e, allo stesso tempo, stimola la produzione locale di estrogeni, in un circolo che tende ad autoalimentarsi. È proprio su questo terreno infiammatorio che l’alimentazione può avere un ruolo di supporto, affiancando — non sostituendo — il percorso clinico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I sintomi che molte donne conoscono bene</h3>



<p>Nelle pazienti con endometriosi ritrovo spesso un quadro che molte riconoscono al volo: dolore pelvico che si accentua nei giorni del ciclo, mestruazioni particolarmente dolorose, dolore durante o dopo i rapporti, e una stanchezza persistente che non si spiega con il solo ritmo di vita. A questi si aggiungono spesso disturbi intestinali — gonfiore, alvo irregolare, fastidi che si intensificano in fase mestruale — al punto che alcune donne ricevono prima un’etichetta di colon irritabile. Riconoscere questi segnali e dare loro un nome è già un primo passo per sentirsi prese sul serio e iniziare a lavorarci con metodo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il circolo tra infiammazione ed estrogeni</h3>



<p>Per capire perché l’alimentazione conta, è utile guardare al meccanismo. L’infiammazione cronica e gli estrogeni si rinforzano a vicenda: l’ambiente infiammato favorisce la sintesi locale di estrogeni, e questi a loro volta sostengono la crescita e la sopravvivenza delle lesioni, mantenendo viva l’infiammazione. È un circolo che coinvolge anche lo stress ossidativo, cioè l’eccesso di molecole reattive che danneggiano i tessuti. Intervenire su questo terreno con scelte alimentari ricche di sostanze antinfiammatorie e antiossidanti non spegne la malattia, ma può contribuire ad abbassarne il rumore di fondo, rendendo i sintomi più gestibili nel quotidiano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dieta antinfiammatoria per endometriosi: il modello mediterraneo</h2>



<p>Quando parliamo di alimentazione antinfiammatoria non ci riferiamo a uno schema rigido, ma a un insieme di scelte che, nel loro complesso, aiutano a tenere bassa l’infiammazione. Il modello che la ricerca indica con più costanza è quello <strong>mediterraneo</strong>: abbondanza di verdura e frutta, cereali integrali, legumi, pesce, olio extravergine d’oliva, con un consumo contenuto di carni rosse e prodotti molto trasformati. Una revisione sistematica pubblicata su <em>Reproductive Sciences</em> ha osservato che, nella maggior parte degli studi, gli interventi alimentari migliorano i sintomi legati all’endometriosi. Non è una promessa di guarigione, ma un’indicazione concreta su una direzione che vale la pena percorrere.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Intestino, microbiota ed equilibrio ormonale</h3>



<p>Un aspetto che approfondisco spesso con le mie pazienti riguarda l’intestino. La flora intestinale — il microbiota — partecipa al modo in cui il corpo gestisce gli estrogeni: una parte di questi ormoni viene infatti rielaborata proprio a livello intestinale prima di essere eliminata. Un intestino in equilibrio, sostenuto da fibre e varietà vegetale, favorisce una corretta eliminazione degli estrogeni in eccesso e contribuisce a contenere l’infiammazione. Ecco perché prendersi cura della regolarità intestinale, dell’idratazione e della ricchezza di fibre non è un dettaglio, ma una parte integrante dell’approccio in caso di endometriosi, soprattutto quando convivono anche disturbi digestivi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa mangiare (e cosa evitare) con l&#8217;endometriosi</h2>



<p>Passare dalla teoria alla pratica è spesso ciò che rende le cose più semplici. Non serve stravolgere tutto: bastano alcune scelte ripetute con costanza per costruire pasti che lavorano a tuo favore. L’idea di fondo è aumentare gli alimenti che contrastano l’infiammazione e ridurre quelli che la alimentano, mantenendo però il piacere e la convivialità del cibo. Di seguito ti racconto le presenze più utili da privilegiare e quelle su cui è utile andarci piano, sempre con un’ottica di equilibrio e non di privazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Omega-3, verdura e cereali integrali</h3>



<p>Al centro del piatto metterei tre presenze. Gli <strong>omega-3</strong>, i grassi buoni del pesce azzurro (sgombro, sardine, alici), delle noci e dei semi di lino, che hanno una spiccata azione antinfiammatoria: uno studio prospettico su oltre 70.000 donne ha osservato che un consumo più alto di omega-3 si associa a un rischio inferiore di endometriosi. Poi la verdura e la frutta colorata, fonti di antiossidanti e polifenoli che contrastano lo stress ossidativo. Infine i cereali integrali e i legumi, che apportano <strong>fibre</strong> preziose per l’intestino e per la gestione degli estrogeni. Un filo di olio extravergine d’oliva a crudo completa il quadro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa è utile limitare con dolcezza</h3>



<p>Sul fronte opposto, ci sono alimenti su cui è utile andarci piano. I <strong>grassi trans</strong> e gli oli idrogenati, presenti in molti prodotti da forno industriali e nei fritti, meritano attenzione: lo stesso ampio studio ha associato un consumo elevato di questi grassi a un rischio maggiore di endometriosi. Anche un eccesso di alimenti molto trasformati, zuccheri raffinati e carni lavorate tende a favorire l’infiammazione. Sull’alcol e sulla caffeina le evidenze sono meno nette, ma molte donne notano un beneficio riducendoli. Il messaggio non è eliminare per paura, ma limitare con dolcezza ciò che rema contro, dando più spazio a ciò che aiuta.</p>



<p>Lo stesso principio (più cibi antinfiammatori, meno zuccheri e grassi trans) vale anche <strong><a href="https://mariannagaglianonutrizionista.it/pcos-pmos-fatica-dimagrire" data-type="link" data-id="https://mariannagaglianonutrizionista.it/pcos-pmos-fatica-dimagrire">per chi convive con la PCOS, oggi PMOS</a></strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un percorso costruito insieme, accanto alle cure</h2>



<p>Una cosa che tengo sempre a precisare è che l’alimentazione non cura l’endometriosi e non sostituisce il percorso con il ginecologo e le terapie indicate. È però uno strumento che può accompagnarli, aiutandoti a stare meglio nel quotidiano e a sentirti più protagonista del tuo benessere. Per questo, nelle pazienti con endometriosi non propongo mai schemi uguali per tutte: parto dai tuoi sintomi, dalle tue abitudini e dalla tua tolleranza ai diversi alimenti, che in questa condizione può essere molto personale.</p>



<p>Costruire insieme un approccio sostenibile significa trovare un equilibrio che tenga conto delle tue giornate, dei tuoi gusti e anche dei momenti del ciclo in cui i disturbi si fanno più intensi. È un lavoro paziente, fatto di piccoli aggiustamenti, non di regole rigide.</p>



<p>Se convivi con l’endometriosi e vuoi capire come adattare l’alimentazione alla tua situazione, possiamo parlarne con calma. </p>



<p><strong><a href="https://mariannagaglianonutrizionista.it/contatti/" data-type="page" data-id="37720">Puoi prenotare una consulenza</a></strong>, anche online, e iniziare a costruire un percorso pensato davvero su di te.</p>



<p>Seguimi anche <strong><a href="https://www.instagram.com/dr.ssamariannagagliano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Instagram </a></strong>per restare sempre aggiornato su tutte le novità.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Bibliografia</strong></h4>



<p>1. Zondervan KT, Becker CM, Missmer SA. <em>Endometriosis.</em> N Engl J Med. 2020;382(13):1244–1256. doi:10.1056/NEJMra1810764</p>



<p>2. Missmer SA, Chavarro JE, Malspeis S, et al. <em>A prospective study of dietary fat consumption and endometriosis risk.</em> Hum Reprod. 2010;25(6):1528–1535. doi:10.1093/humrep/deq044</p>



<p>3. Nirgianakis K, Egger K, Kalaitzopoulos DR, Lanz S, Bally L, Mueller MD. <em>Effectiveness of Dietary Interventions in the Treatment of Endometriosis: a Systematic Review.</em> Reprod Sci. 2022;29(1):26–42. doi:10.1007/s43032-020-00418-w</p>



<p>4. Vercellini P, Viganò P, Somigliana E, Fedele L. <em>Endometriosis: pathogenesis and treatment.</em> Nat Rev Endocrinol. 2014;10(5):261–275. doi:10.1038/nrendo.2013.255</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dimagrire con la PCOS: perché è così difficile</title>
		<link>https://mariannagaglianonutrizionista.it/pcos-pmos-fatica-dimagrire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[marketing]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[fatica a dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[ovaio polistico]]></category>
		<category><![CDATA[pcos]]></category>
		<category><![CDATA[pmos]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://mariannagaglianonutrizionista.it/?p=44774</guid>

					<description><![CDATA[Se hai la PCOS e ti sembra che il peso non scenda nonostante l’impegno, non te lo stai immaginando. È una delle frasi che sento più spesso in studio: «mangio attenta, mi muovo, eppure la bilancia non si sposta». Capire perché accade è il primo passo per smettere di sentirti in difetto e iniziare a...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Se hai la PCOS e ti sembra che il peso non scenda nonostante l’impegno, non te lo stai immaginando. È una delle frasi che sento più spesso in studio: «mangio attenta, mi muovo, eppure la bilancia non si sposta». Capire perché accade è il primo passo per smettere di sentirti in difetto e iniziare a lavorare nella direzione giusta. Perché il punto, quasi sempre, non è quanto poco mangi: è cosa succede dentro al tuo corpo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">PCOS o PMOS? Cosa cambia davvero per il tuo peso</h2>



<p>Forse hai già letto questa nuova sigla. Nel maggio 2026 una consensus internazionale pubblicata su The Lancet ha rinominato la PCOS in PMOS, ossia sindrome ovarica metabolica poliendocrina (dall’inglese polyendocrine metabolic ovarian syndrome). Non è solo un cambio di etichetta: è il riconoscimento che questa condizione non riguarda «cisti ovariche» — che in realtà sono follicoli bloccati nel loro sviluppo — ma un insieme di squilibri ormonali e metabolici che coinvolgono tutto l’organismo. Riguarda circa una donna su otto, eppure moltissime ricevono una diagnosi tardiva proprio perché il vecchio nome spostava l’attenzione sulle ovaie e non sul metabolismo.</p>



<p>Per te che vuoi capire perché fai fatica a dimagrire, questo cambiamento è importante: ti dice che hai a che fare con una questione metabolica, non con una mancanza di forza di volontà. È un dettaglio che cambia completamente l’approccio, perché sposta l’obiettivo dal «mangiare meno» al «far funzionare meglio» il tuo corpo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una sindrome metabolica, non solo ovarica</h3>



<p>Quando parlo con le mie pazienti, mi accorgo che molte hanno passato anni a concentrarsi solo sull’aspetto ginecologico — il ciclo irregolare, l’ecografia — senza che nessuno spiegasse loro il filo che lega insulina, ormoni e peso. Eppure è proprio lì che si gioca gran parte della partita. La PCOS, oggi PMOS, si accompagna spesso a insulino-resistenza, infiammazione di basso grado e alterazioni del microbiota intestinale. Sono questi meccanismi, intrecciati tra loro, a rendere il dimagrimento più lento e più faticoso rispetto a chi non convive con questa condizione. Sapere che esistono ti permette di smettere di sentirti sbagliata e di affrontarli uno alla volta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché con la PCOS dimagrire sembra più difficile</h2>



<p>La risposta sta in un ormone di cui si parla troppo poco quando si tratta di peso femminile: l’insulina. Nelle pazienti con PCOS le cellule rispondono meno bene al suo segnale — è la cosiddetta <strong>insulino-resistenza</strong> — così il corpo ne produce di più per compensare. Il problema è che livelli alti di insulina favoriscono l’accumulo di grasso, soprattutto a livello addominale, e rendono più difficile utilizzarlo come energia. È un po’ come avere il piede sull’acceleratore del deposito e il freno tirato sulla combustione. Ecco perché gli stessi sforzi, in due persone diverse, possono dare risultati molto diversi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Insulino-resistenza e fame che non si placa</h3>



<p>L’insulino-resistenza è uno dei meccanismi più frequenti in questa condizione: interessa una quota molto elevata delle donne con PCOS, comprese molte di quelle che hanno un peso nella norma. Oltre a ostacolare il dimagrimento, l’insulina alta influenza i segnali di fame e sazietà: è il motivo per cui molte donne mi raccontano di voglie di dolce difficili da gestire, soprattutto nel pomeriggio, e di una fame che sembra non placarsi mai del tutto. Non è una questione di volontà: è biochimica, e come tale si può modulare con le scelte giuste a tavola.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quando il peso non racconta tutta la storia</h3>



<p>C’è poi un aspetto che la bilancia da sola non coglie. Nelle donne con PCOS, a parità di peso, si osserva spesso una quota di massa muscolare inferiore e una maggiore tendenza ad accumulare grasso viscerale, quello metabolicamente più attivo. Per questo, in studio, do molto più valore alla <strong>composizione corporea</strong> che al numero sulla bilancia: due persone con lo stesso peso possono avere situazioni metaboliche completamente diverse. Lavorare per costruire massa magra, e non solo per «pesare meno», migliora la sensibilità all’insulina e rende i risultati più stabili nel tempo. È una prospettiva che toglie pressione e ridà senso al percorso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa puoi fare ogni giorno per ritrovare equilibrio</h2>



<p>La buona notizia è che, anche quando il punto di partenza è complesso, piccoli cambiamenti coerenti fanno una differenza concreta. Le evidenze sono incoraggianti: ridurre anche solo del <strong>5-10%</strong> il peso corporeo, quando è in eccesso, può migliorare la regolarità del ciclo, l’equilibrio degli androgeni e i parametri metabolici. Ma — e qui sta il cuore del mio lavoro — conta molto di più come si costruisce questo cambiamento che quanto è drastico. L’obiettivo non è privarti di qualcosa, ma insegnare al tuo metabolismo a lavorare in modo più efficiente, giorno dopo giorno.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il piatto che lavora con i tuoi ormoni</h3>



<p>Nelle pazienti con PCOS, il modello alimentare che la ricerca premia con più costanza è quello <strong>mediterraneo a basso indice glicemico</strong>. Una meta-analisi pubblicata su <em>Advances in Nutrition</em> ha osservato che privilegiare alimenti a basso impatto sulla glicemia aiuta a ridurre l’insulino-resistenza e i livelli di androgeni. In pratica, è utile costruire ogni pasto attorno a tre presenze: una fonte proteica (uova, pesce, legumi), verdura in abbondanza e un carboidrato poco raffinato come orzo, avena o pane di segale. Aggiungere una piccola quota di grassi buoni — olio extravergine, frutta secca, avocado — rallenta l’assorbimento degli zuccheri e ti aiuta ad arrivare al pasto successivo senza crolli di energia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Movimento, sonno e gestione dello stress</h3>



<p>L’alimentazione è solo una parte. Il movimento che unisce attività di forza e camminata quotidiana è particolarmente prezioso, perché il muscolo è il principale «consumatore» di zuccheri e migliora direttamente la sensibilità all’insulina. Anche il sonno conta più di quanto immaginiamo: dormire poco e male altera gli ormoni che regolano fame e cortisolo, e molte donne notano più voglie proprio nei periodi più stressanti. Non serve stravolgere tutto in una settimana. Una delle domande più frequenti che ricevo è «da dove comincio?»: di solito suggerisco di partire da una sola abitudine, mantenerla finché diventa naturale, e solo dopo aggiungerne un’altra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un percorso costruito su di te, non sui numeri</h2>



<p>Se sei arrivata fin qui, probabilmente hai già provato approcci che funzionavano per altre ma non per te. È un’esperienza comune: la ricerca mostra che, tra le donne con PCOS, una quota importante abbandona i percorsi alimentari quando sono troppo rigidi, e questo accade tanto più spesso quanto più sono restrittivi. Non è una questione di costanza, ma di sostenibilità: un percorso che non tiene conto della tua vita, dei tuoi orari e dei tuoi gusti è destinato a non durare.</p>



<p>Per questo, nel mio studio a Savigliano, non parto mai da uno schema preconfezionato. Parto da te: dai tuoi esami, dai tuoi sintomi, dalle tue giornate reali. La PCOS, oggi PMOS, è una condizione che si può gestire molto bene quando l’alimentazione lavora insieme al tuo corpo invece che contro di esso, con pazienza e senza fretta.</p>



<p>Se vuoi capire come adattare tutto questo alla tua situazione, possiamo parlarne con calma. </p>



<p><strong><a href="https://mariannagaglianonutrizionista.it/contatti/" data-type="page" data-id="37720">Puoi prenotare una consulenza</a></strong>, anche online, e iniziare a costruire un percorso pensato davvero per te.<br>Seguimi anche <strong><a href="https://www.instagram.com/dr.ssamariannagagliano/" target="_blank" rel="noopener">Instagram </a></strong>per restare sempre aggiornato su tutte le novità.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Bibliografia</strong></h4>



<p>1. Teede HJ, Bahri Khomami M, Morman R, et al. <em>Polyendocrine metabolic ovarian syndrome, the new name for polycystic ovary syndrome: a multistep global consensus process.</em> The Lancet. 2026. doi:10.1016/S0140-6736(26)00717-8</p>



<p>2. Abraham Gnanadass S, Divakar Prabhu Y, Valsala Gopalakrishnan A. <em>Association of metabolic and inflammatory markers with polycystic ovarian syndrome (PCOS): an update.</em> Arch Gynecol Obstet. 2021;303(3):631–643. doi:10.1007/s00404-020-05951-2</p>



<p>3. Barrea L, Arnone A, Annunziata G, et al. <em>Adherence to the Mediterranean Diet, Dietary Patterns and Body Composition in Women with Polycystic Ovary Syndrome (PCOS).</em> Nutrients. 2019;11(10):2278. doi:10.3390/nu11102278</p>



<p>4. <em>Effects of Dietary Glycemic Index and Glycemic Load on Cardiometabolic and Reproductive Profiles in Women with Polycystic Ovary Syndrome: A Systematic Review and Meta-analysis of Randomized Controlled Trials.</em> Adv Nutr. 2021;12(1):161–178.</p>



<p>5. Moran LJ, Hutchison SK, Norman RJ, Teede HJ. <em>Lifestyle changes in women with polycystic ovary syndrome.</em> Cochrane Database Syst Rev. 2011;(7):CD007506. doi:10.1002/14651858.CD007506.pub3 (aggiornata nel 2019: Lim SS, et al., pub4)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ALIMENTAZIONE E IDRATAZIONE PER LA MARATONA</title>
		<link>https://mariannagaglianonutrizionista.it/alimentazione-e-idratazione-per-la-maratona/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Nov 2025 09:52:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://mariannagaglianonutrizionista.it/?p=44744</guid>

					<description><![CDATA[Articolo di Marianna Gagliano – Biologa NutrizionistaSavigliano – Cuneo Preparare una maratona significa curare ogni dettaglio, non solo l’allenamento. L’alimentazione degli ultimi giorni incide in modo determinante sulla stabilità energetica, sulla capacità di mantenere il ritmo e sulla gestione del tratto gastrointestinale. Presentarsi allo start con le riserve di glicogeno piene, un intestino stabile e...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Articolo di Marianna Gagliano – Biologa Nutrizionista</strong><br><strong>Savigliano – Cuneo</strong></p>



<p>Preparare una maratona significa curare ogni dettaglio, non solo l’allenamento. L’alimentazione degli ultimi giorni incide in modo determinante sulla stabilità energetica, sulla capacità di mantenere il ritmo e sulla gestione del tratto gastrointestinale. Presentarsi allo start con le riserve di glicogeno piene, un intestino stabile e un’idratazione adeguata permette di sostenere meglio lo sforzo e di correre con maggiore continuità. È un aspetto che nel mio lavoro di nutrizionista sportiva a Savigliano (Cuneo), emerge spesso con chiarezza: ciò che si mangia e si beve nel pre-gara è parte integrante della performance (Thomas et al., 2016).</p>



<p>Nelle 36–48 ore che precedono la gara, aumentare i carboidrati è la strategia più efficace per saturare le scorte di glicogeno e ridurre il rischio di calo energetico nel finale. È utile preferire carboidrati facilmente digeribili come riso bianco, pane e pasta non integrale, semolino e patate, che non sono verdure ma vere fonti di carboidrati. Questa impostazione è in linea con le ricerche più recenti sulla periodizzazione dei carboidrati negli sport di endurance (Hearris et al., 2018; König &amp; Zdzieblik, 2020).</p>



<p>Nelle 24–36 ore precedenti la maratona è consigliabile ridurre l’apporto di fibre. Non si tratta di rinunciare a un’alimentazione equilibrata, ma di ottimizzare la risposta gastrointestinale durante lo sforzo. Verdure cotte e ben tollerate come carote, zucchine o zucca possono essere inserite in piccole quantità, mentre è preferibile evitare verdure crude, cavoli, broccoli, legumi, cereali integrali , che richiedono tempi di digestione più lunghi e possono causare fastidi intestinali (Costa et al., 2020).</p>



<p>L’idratazione è un altro elemento chiave:una disidratazione, anche lieve, può aumentare la percezione dello sforzo e limitare la capacità di mantenere il ritmo gara (Kenefick, 2018). È utile iniziare a idratarsi almeno 48 ore prima, bevendo con regolarità e senza eccessi. Nelle 24 ore che precedono la gara l’apporto idrico deve rimanere costante; la mattina stessa può essere vantaggioso assumere acqua con sodio oppure una bevanda isotonica, utile per mantenere l’equilibrio idro-salino e migliorare l’assorbimento dei liquidi (Racinais et al., 2021). Il magnesio bisglicinato può aiutare chi tende ai crampi, mentre il potassio è generalmente coperto con una dieta varia.</p>



<p>Tra i disturbi più sottovalutati vi è l’iponatriemia, una condizione in cui la concentrazione di sodio nel sangue si abbassa troppo. Può manifestarsi quando si beve eccessivamente senza reintegrare gli elettroliti, con sintomi come nausea, malessere, testa leggera o difficoltà di concentrazione. È più frequente nei runner che bevono “tanto per sicurezza”, senza considerare i propri reali fabbisogni. Secondo Hew-Butler (2019), la prevenzione non consiste nel bere molto, ma nel bere correttamente: alternare acqua ed elettroliti, non superare i 700–800 ml/h e conoscere le proprie perdite di sodio. Le soluzioni oggi disponibili sono molte, dalle bevande isotoniche alle capsule saline, e una personalizzazione adeguata permette di migliorare sicurezza e performance.</p>



<p>La colazione pre-gara deve essere semplice, prevedibile e testata negli allenamenti. L’obiettivo è garantire una prevalenza di carboidrati, idealmente tra il 70 e l’80% dell’energia totale (Hearris et al., 2018). Le proteine vanno mantenute in piccole quantità e scelte tra quelle più digeribili, come yogurt magro o un uovo se ben tollerato. Esempi efficaci includono pane o fette biscottate con marmellata extra, granola leggera, porridge con fiocchi di riso oppure riso bianco o patate lessate nella versione salata. L’obiettivo è fornire carburante immediatamente disponibile senza appesantire la digestione.</p>



<p>Durante la maratona è importante garantire una disponibilità continua di carboidrati: gel, bevande o soluzioni liquide sono tutte valide opzioni, ma devono essere provate in allenamento e mai improvvisate il giorno della gara (Stellingwerff, 2014; Rodríguez-Rodrigo et al., 2025). La scelta e la distribuzione dipendono dalla tolleranza individuale e dal ritmo gara, ma una buona strategia personalizzata permette di prevenire crisi energetiche e mantenere una progressione più stabile.</p>



<p>Anche la caffeina può essere utile, soprattutto nella seconda parte della maratona, perché riduce la percezione della fatica e migliora l’attenzione. Una meta-analisi del 2020 ha evidenziato un miglioramento della performance del 2–4% con dosi di 3–6 mg/kg (Grgic et al., 2020). Tuttavia non è adatta a tutti: per alcune persone può aumentare tachicardia o disturbi intestinali. Per questo motivo dovrebbe essere usata solo se già testata.</p>



<p>I crampi, infine, nascono da fattori multipli: idratazione non ottimale, squilibri di sodio, scorte di glicogeno insufficienti, ritmo gara troppo elevato e minor condizionamento neuromuscolare. Anche partire troppo forte o assumere carboidrati in modo irregolare può aumentare il rischio. L’obiettivo è integrare correttamente idratazione, alimentazione e gestione del ritmo in base alle caratteristiche individuali.</p>



<p>Curare l’alimentazione pre-gara significa rispettare il proprio corpo e valorizzare il lavoro fatto nei mesi di preparazione. Ogni runner ha esigenze differenti: costruire una strategia nutrizionale personalizzata permette di affrontare la maratona con energia, sicurezza ed equilibrio.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Bibliografia</strong></h2>



<ol class="wp-block-list">
<li>Thomas DT, Erdman KA, Burke LM. Nutrition and Athletic Performance. J Acad Nutr Diet. 2016;116(3):501–528.</li>



<li>Hearris MA, Hammond KM, Fell JM, Morton JP. Carbohydrate periodization for endurance athletes: a review. Sports Med. 2018;48(5):929–945.</li>



<li>König D, Zdzieblik D. Carbohydrates in Sports Nutrition. German J Sports Med. 2020;71(7-8-9):253–260.</li>



<li>Costa RJS, Snipe RMJ, Kitic CM, Gibson PR. Systematic review: exercise-induced gastrointestinal symptoms. Sports Med. 2020;50(1):1–15.</li>



<li>Kenefick RW. Drinking strategies: planned drinking vs drinking to thirst. Sports Med. 2018;48(7):1531–1541.</li>



<li>Racinais S, Ihsan M, Taylor L, et al. Hydration and thermoregulation strategies for endurance athletes. Int J Sports Physiol Perform. 2021;16(7):948–955.</li>



<li>Hew-Butler T. Exercise-associated hyponatremia. Front Horm Res. 2019;52:178–189.</li>



<li>Stellingwerff T, Cox GR. Carbohydrate strategies for endurance athletes. J Sports Sci. 2014;32(1):1–10.</li>



<li>Rodríguez-Rodrigo MA, Miguel-Ortega A, Mielgo-Ayuso J, Calleja-González J. Triathlon: Ergo nutrition for training, competing and recovering. Nutrients. 2025;17:1846.</li>



<li>Grgic J, Trexler ET, Lazinica B, Pedisic Z. Effects of caffeine on endurance performance: systematic review and meta-analysis. Sports Med. 2020;50(11):2235–2251.</li>
</ol>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>DIABETE E NUTRIZIONE</title>
		<link>https://mariannagaglianonutrizionista.it/nutrizione-e-diabete-prevenire-prediabete-e-insulino-resistenza-secondo-le-evidenze-scientifiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 08:56:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://mariannagaglianonutrizionista.it/?p=44728</guid>

					<description><![CDATA[Diabete e prediabete: evidenze scientifiche per una prevenzione efficace Articolo a cura di Marianna Gagliano – Biologa Nutrizionista, Savigliano (Cuneo) Il 14 novembre, Giornata Mondiale del Diabete, è sempre un momento prezioso per fermarsi e riflettere su un tema che riguarda milioni di persone in Italia: la prevenzione e la gestione di diabete, prediabete e...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading">Diabete e prediabete: evidenze scientifiche per una prevenzione efficace</h1>



<p><em>Articolo a cura di Marianna Gagliano – Biologa Nutrizionista, Savigliano (Cuneo)</em></p>



<p>Il <strong>14 novembre</strong>, Giornata Mondiale del Diabete, è sempre un momento prezioso per fermarsi e riflettere su un tema che riguarda milioni di persone in Italia: la prevenzione e la gestione di <strong>diabete</strong>, <strong>prediabete</strong> e <strong>insulino-resistenza</strong>.</p>



<p>Oggi sappiamo con certezza che il diabete tipo 2 non è un destino immutabile. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che modifiche mirate allo stile di vita possono evitare la progressione della malattia, migliorare la qualità di vita e, in molti casi, invertire una traiettoria metabolica considerata “a rischio”.</p>



<p>Nel mio lavoro quotidiano come nutrizionista a <strong>Savigliano</strong>, in provincia di <strong>Cuneo</strong>, vedo quanto sia importante accompagnare le persone in percorsi personalizzati, perché non esistono soluzioni uguali per tutti: esistono storie, abitudini, orari, emozioni, e differenti modi di vivere il proprio corpo.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è il prediabete: una condizione da riconoscere in tempo</strong></h2>



<p>Il <strong>prediabete</strong> descrive una situazione in cui la glicemia è più alta del normale, ma non così alta da essere classificata come diabete tipo 2.<br>È una fase in cui l’organismo sta iniziando a fare più fatica a gestire il glucosio: una sorta di “prima crepa” nel sistema metabolico.</p>



<p>E gli studi ci dicono che è proprio qui che intervenire funziona di più.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Una meta-analisi su <strong>23.684 partecipanti</strong> ha evidenziato che gli interventi sullo stile di vita riducono del <strong>41%</strong> l’insorgenza di diabete e aumentano del <strong>44%</strong> il ritorno alla normoglicemia.</li>



<li>Un’altra analisi pubblicata su <em>The Lancet</em> nel 2022 ha confermato l’efficacia di programmi completi di stile di vita in diverse popolazioni e contesti.</li>
</ul>



<p>&#8211; Il prediabete non è un “quasi diabete”: è una <strong>finestra di opportunità</strong>.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Diabete tipo 2: si può ancora intervenire?</strong></h2>



<p>Assolutamente sì.<br>Anche a diagnosi già avvenuta, un percorso di cura ben strutturato può migliorare considerevolmente glicemia, energia, peso, infiammazione e qualità di vita.</p>



<p>Una meta-analisi del 2024 ha mostrato che l’associazione di metformina a interventi sullo stile di vita riduce ulteriormente HbA1c e rischio di diabete, ma gli autori sottolineano che <strong>l’efficacia maggiore resta nelle modifiche quotidiane</strong>: proprio quelle che spesso vengono sottovalutate.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Alimentazione e prevenzione: cosa dicono le evidenze</strong></h2>



<p>Senza entrare troppo nel dettaglio tecnico, ci sono alcuni principi chiave che supportano in modo scientifico chi vive una condizione di diabete o insulino-resistenza:</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Più fibre e verdure</strong></h3>



<p>Aiutano a rallentare l’assorbimento degli zuccheri, aumentano la sazietà e migliorano il microbiota.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Carboidrati di qualità</strong></h3>



<p>Cereali integrali, legumi, riso integrale, avena e carboidrati complessi risultano associati a un rischio più basso di diabete.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Abbinare sempre carboidrati + proteine + grassi buoni</strong></h3>



<p>Questo semplice accorgimento stabilizza la glicemia e “alleggerisce” il carico sul pancreas.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>4. Spezie e composti utili</strong></h3>



<p>Cannella, zenzero, curcuma, rosmarino, aglio, omega-3 e polifenoli supportano metabolismo e infiammazione in modo naturale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>5. Controllo del peso</strong></h3>



<p>Negli studi, perdere anche solo il <strong>5–7% del peso corporeo</strong> migliora sensibilità insulinica e riduce il rischio di diabete.</p>



<p>Si tratta di scelte quotidiane, semplici ma estremamente efficaci se integrate in un percorso personalizzato.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Attività fisica: uno strumento potente</strong></h2>



<p>L’attività fisica è considerata a tutti gli effetti una “terapia metabolica”.<br>Una review del 2014 ha dimostrato che aumentare il movimento riduce in modo significativo l’insorgenza di diabete.</p>



<p>Le raccomandazioni generali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>150 minuti settimanali di attività moderata</li>



<li>oppure 75 minuti di attività intensa</li>



<li>2–3 sessioni di forza a settimana</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>E un consiglio semplice ma potentissimo:<br> <strong>10 minuti di camminata dopo i pasti</strong> migliorano la glicemia post-prandiale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Stress e sonno: due protagonisti sottovalutati</strong></h2>



<p>Il cortisolo, l’ormone dello stress, aumenta la glicemia.<br>La mancanza di sonno riduce la sensibilità insulinica anche del 20–30% il giorno successivo.</p>



<p>Sono aspetti che spesso vengono ignorati, ma che nel lavoro clinico mostrano risultati immediati quando vengono migliorati con piccole abitudini quotidiane.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Microbiota intestinale: un alleato del metabolismo</strong></h2>



<p>Il microbiota non è solo un “organo dimenticato”: influenza infiammazione, assorbimento dei nutrienti, fame, sazietà e sensibilità insulinica.<br>Alimenti ricchi di fibra, varietà vegetale e cibi fermentati aiutano a creare un terreno metabolico più favorevole.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché affidarsi a un nutrizionista fa davvero la differenza</strong></h2>



<p>La scienza lo conferma: non basta sapere cosa dovremmo mangiare… serve un piano strutturato e adattato alla persona.</p>



<p>Una review del 2023 su oltre 17.000 partecipanti ha dimostrato che le persone con prediabete preferiscono interventi guidati, continui e personalizzati rispetto a soluzioni generiche o farmacologiche.</p>



<p>Un supporto nutrizionale professionale permette di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>interpretare dati clinici e segnali del corpo</li>



<li>costruire pasti sostenibili</li>



<li>agire su sonno, stress, emozioni e microbiota</li>



<li>creare abitudini durature</li>



<li>accompagnare nel tempo senza giudizio</li>
</ul>



<p>Ogni persona è diversa: serve un percorso cucito su misura.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione: il futuro metabolico si costruisce nelle scelte di oggi</strong></h2>



<p>La ricerca è chiara: intervenire su alimentazione, movimento, stress, sonno e microbiota può trasformare radicalmente la traiettoria del metabolismo.<br>Che tu sia in <strong>prediabete</strong>, in <strong>insulino-resistenza</strong>, o abbia già una diagnosi di <strong>diabete</strong>, non sei in ritardo.</p>



<p>Ogni giorno è un’occasione per iniziare.</p>



<p><strong>E se senti che è il momento di iniziare, puoi farlo con un supporto professionale dedicato.</strong><br></p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>Bibliografia</strong></h1>



<p>Chai, X., et al. (2025). <em>Effects of lifestyle interventions on the prevention of type 2 diabetes mellitus and reversion to normoglycemia in adults with prediabetes: Meta-analysis of 31 RCTs.</em> Diabetes Research &amp; Clinical Practice.</p>



<p>Sagastume, D., et al. (2022). <em>The effectiveness of lifestyle interventions on type 2 diabetes incidence among at-risk populations in LMICs.</em> eClinicalMedicine (The Lancet).</p>



<p>Knowler, W. C., et al. (2002). <em>Reduction in the incidence of type 2 diabetes with lifestyle intervention or metformin.</em> New England Journal of Medicine. Diabetes Prevention Program (DPP).</p>



<p>Estruch, R., et al. (2013). <em>Primary prevention of cardiovascular disease with a Mediterranean diet (PREDIMED).</em> New England Journal of Medicine.</p>



<p>Colberg, S. R., et al. (2016). <em>Physical activity/exercise and diabetes: A position statement of the American Diabetes Association.</em> Diabetes Care.</p>



<p>Gurung, M., et al. (2020). <em>Role of gut microbiota in type 2 diabetes pathophysiology.</em> Molecular Metabolism.</p>



<p>Reutrakul, S., &amp; Van Cauter, E. (2018). <em>Sleep and diabetes risk.</em> Sleep Medicine Clinics.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LEUCINA E SPORT:IL RUOLO CHIAVE DI QUESTO AMMINOACIDO NELLA NUTRIZIONE SPORTIVA</title>
		<link>https://mariannagaglianonutrizionista.it/leucina-e-sportil-ruolo-chiave-di-questo-amminoacido-nella-nutrizione-sportiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 21:49:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://mariannagaglianonutrizionista.it/?p=44722</guid>

					<description><![CDATA[Leucina e nutrizione sportiva: perché questo amminoacido è così importante per chi si allena Chi fa sport in modo costante, che sia in palestra, in piscina, su strada o in pista, prima o poi si imbatte in un nome che ricorre sempre più spesso: leucina. Non è un termine nato per moda, non è un...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Leucina e nutrizione sportiva: perché questo amminoacido è così importante per chi si allena</h2>



<p>Chi fa sport in modo costante, che sia in palestra, in piscina, su strada o in pista, prima o poi si imbatte in un nome che ricorre sempre più spesso: leucina. Non è un termine nato per moda, non è un “integratore miracoloso” e non è neppure una parola legata solo al mondo del bodybuilding. La leucina è un amminoacido essenziale, cioè una molecola che il nostro corpo non è in grado di produrre da solo e che dobbiamo introdurre attraverso l’alimentazione. Negli ultimi anni è diventata centrale nella nutrizione sportiva perché ha un ruolo chiave nel modo in cui il nostro organismo costruisce, ripara e utilizza il tessuto muscolare. Conoscere come funziona e quando può essere utile o inutile  è fondamentale per qualsiasi sportivo, dal principiante al triatleta, dal ciclista al ragazzo che vuole aumentare massa muscolare, dall’adulto che si allena tre volte a settimana a chi fa due sedute al giorno.</p>



<p>La prima cosa da chiarire è che la leucina non è semplicemente un componente delle proteine: è un segnale biologico. È l’amminoacido che attiva la sintesi proteica muscolare, cioè il processo attraverso cui il corpo ripara le fibre danneggiate dall’allenamento e le ricostruisce più forti ed efficienti. Se volessimo usare una metafora, la leucina è l’interruttore che accende il cantiere, ma non è l’edificio né i materiali. Gli altri amminoacidi essenziali sono i mattoni, gli operai e il cemento: senza di loro, la costruzione non avviene. Per questo motivo, assumere leucina isolata o solo una miscela di BCAA non equivale a fornire al corpo tutto ciò che serve per costruire nuova massa muscolare.<br> Il segnale parte, ma mancano i materiali. È il motivo per cui nella maggior parte dei casi una proteina completa come le whey  protein  oppure l&#8217;albume, lo  yogurt greco, la carne, il pesce o tofu ,risulta più utile e più efficace dei soli BCAA.</p>



<p>La ricerca scientifica ha mostrato che per attivare efficacemente la sintesi proteica muscolare servono circa due o tre grammi di leucina per pasto, una quantità che si raggiunge con venti o venticinque grammi di proteine complete. <br>È una soglia importante, perché aiuta a capire che il pasto post-allenamento non può essere improvvisato o leggero. Se dopo l’allenamento ci limitiamo a un frutto, a uno snack casuale o a una bevanda zuccherata, stiamo rinunciando al momento fisiologicamente più favorevole per stimolare la ricostruzione muscolare. <br>Una buona quota proteica assunta entro una finestra ragionevole di 60 minuti post allenamento , ma comunque non ore e ore dopo può fare la differenza nel recupero, nella crescita muscolare, nella prevenzione degli infortuni e nell’adattamento all’allenamento.</p>



<p>La leucina però non si limita a partecipare al processo di costruzione muscolare. Negli ultimi anni diversi studi hanno mostrato il suo coinvolgimento anche nel metabolismo energetico: supporta l’ossidazione dei grassi, favorisce la biogenesi mitocondriale ,cioè la produzione di nuovi e più efficienti “motori cellulari”  e contribuisce alla regolazione della sensibilità insulinica. Questo significa che la leucina non è utile solo a chi vuole aumentare massa muscolare, ma anche a chi vuole migliorare la gestione dell’energia durante l’allenamento, sostenere la prestazione di resistenza, migliorare la composizione corporea o semplicemente recuperare in modo più efficace. È uno dei motivi per cui, quando seguo atleti di endurance come triatleti, ciclisti o maratoneti, la quota proteica non viene mai trascurata: l’idea che lo sport di resistenza richieda solo carboidrati è superata da tempo.</p>



<p>Il tema successivo è sempre lo stesso: quando ha senso integrare la leucina e quando, invece, è uno spreco? La risposta è meno “integratoristica” di quanto molti si aspettino. L’integrazione è utile solo quando l’alimentazione non basta. Se un atleta ha pasti disorganizzati, se non arriva al fabbisogno proteico giornaliero, se ha scarso appetito post-allenamento, se fa doppie sedute o se segue un’alimentazione vegetale che non sempre raggiunge la quota proteica per pasto, allora leucina o una proteina in polvere possono essere strumenti utili. <br>In altri casi, non servono a nulla. L’errore più comune che vedo negli sportivi che arrivano in studio è dare priorità al integratore  invece che alla composizione del piatto: prima si costruisce un’alimentazione funzionale all’allenamento, poi si valuta se esiste davvero un “buco” che l’integrazione può colmare. Nessuna sostanza, da sola, può compensare una dieta insufficiente o uno stile di vita incoerente con gli obiettivi.</p>



<p>Un’altra domanda ricorrente è se la leucina sia utile da assumere prima dell’allenamento per “bruciare grassi” o aumentare la prestazione. In realtà, gli effetti metabolici della leucina non sono immediati, ma adattativi. <br>Non è un pre-workout stimolante né un attivatore brucia-grassi da assumere appena prima della seduta. <br>Il miglior uso della leucina non è legato al “quando” ma al “come” e al “quanto”: distribuita nei pasti principali, inserita in un’alimentazione che copre il fabbisogno proteico quotidiano e inserita in un contesto di allenamento e recupero coerenti.</p>



<p>Quando lavoro con sportivi in studio a Savigliano o Marene o con chi seguo online il percorso parte sempre da una valutazione completa: non solo peso e fabbisogni, ma tipologia  di sport, intensità e frequenza degli allenamenti, eventuali patologie, uso di farmaci, qualità del sonno, digestione, disponibilità di tempo e stile di vita reale. <br>La vera differenza non la fa il prodotto scelto, ma la strategia. Un triatleta che si allena due volte al giorno avrà bisogno di un timing proteico diverso da uno sportivo che fa palestra tre volte a settimana.<br> Un adolescente che fa cinque allenamenti settimanali e salta la colazione ha necessità del tutto diverse rispetto a un adulto che vuole aumentare massa muscolare senza appesantirsi. <br>Una donna che torna ad allenarsi in menopausa ha richieste sia metaboliche che ormonali diverse da un ragazzo che vuole definire i muscoli prima dell’estate.</p>



<p>Il punto centrale è sempre lo stesso: la leucina non è un integratore da assumere “perché fa bene”, ma uno strumento che ha senso inserire solo dentro una strategia personalizzata. Il ruolo del nutrizionista sportivo non è promuovere prodotti, ma costruire le condizioni perché il corpo risponda bene al carico di allenamento, recuperi in modo efficiente e migliori nel tempo. L’integrazione, quando serve, entra alla fine, non all’inizio.</p>



<p>Se stai cercando di capire come equilibrare alimentazione, proteine, recupero e integrazione in modo serio e scientifico, posso aiutarti a farlo in modo personalizzato. Ricevo a Savigliano e a Marene, in provincia di Cuneo, e seguo anche sportivi tramite consulenza online. Non propongo soluzioni standard o prodotti da acquistare, ma percorsi costruiti su misura, basati su evidenze scientifiche, analisi individuale e obiettivi reali.</p>



<p>Se vuoi iniziare, puoi contattarmi per una consulenza. Da lì, si costruisce tutto il resto: la nutrizione, la performance, la strategia, i risultati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Bibliografia</h3>



<ol class="wp-block-list">
<li>Li H, et al. <em>Leucine Supplementation Increases SIRT1 Expression and Suppresses Insulin Resistance.</em> PLoS One. 2012. <a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3517633/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PMC</a></li>



<li>Liang C, et al. <em>Leucine Modulates Mitochondrial Biogenesis and SIRT1 in Skeletal Muscle Cells.</em> Nutrition &amp; Metabolism. 2014. <a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4220583/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PMC</a></li>



<li>Zhang L, et al. <em>Leucine Supplementation: A Novel Strategy for Modulating Lipid Metabolism and Energy Homeostasis.</em> Nutrients. 2020. <a href="https://www.mdpi.com/2072-6643/12/5/1299?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">MDPI</a></li>



<li>Sun X, et al. <em>Leucine modulation of mitochondrial mass and oxygen consumption in muscle and adipocyte cells.</em> Nutrition &amp; Metabolism. 2009. <a href="https://nutritionandmetabolism.biomedcentral.com/articles/10.1186/1743-7075-6-26?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">BioMed Central</a></li>



<li>“Research Progress in the Role and Mechanism of Leucine.” Frontiers in Physiology. 2023. <a href="https://www.frontiersin.org/journals/physiology/articles/10.3389/fphys.2023.1252089/full?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Frontiers</a></li>



<li>Davvero un trial su leisure: Wu S, et al. <em>Effects of dietary leucine supplementation on the hepatic …</em> Nutr Res Pract. 2017. <a href="https://e-nrp.org/pdf/10.4162/nrp.2017.11.2.121?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">e-nrp.org</a></li>



<li>Native whey study: <em>Native whey protein with high levels of leucine…</em> JISSN. 2017. <a href="https://jissn.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12970-017-0202-y?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">BioMed Central</a></li>



<li>PLoS meta-analisi: <em>Effectiveness of leucine on muscle protein synthesis, lean body mass and leg lean mass accretion in older people.</em> British Journal of Nutrition. <a href="https://www.cambridge.org/core/journals/british-journal-of-nutrition/article/effectiveness-of-leucine-on-muscle-protein-synthesis-lean-body-mass-and-leg-lean-mass-accretion-in-older-people-a-systematic-review-and-metaanalysis/3EC91F121380499B37781A1E03515900?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cambridge University Press &amp; Assessment</a></li>
</ol>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Menopausa e alimentazione: come ritrovare energia e benessere con un piano personalizzato</title>
		<link>https://mariannagaglianonutrizionista.it/menopausa-e-alimentazione-come-ritrovare-energia-e-benessere-con-un-piano-personalizzato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 09:18:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://mariannagaglianonutrizionista.it/?p=44705</guid>

					<description><![CDATA[Menopausa e metabolismo lento? Scopri come alimentazione, fitoterapia e nutraceutica personalizzata possono aiutarti a ritrovare equilibrio e benessere.Cosa succede al corpo della donna in menopausa]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>di Marianna Gagliano – Biologa Nutrizionista a Savigliano (CN)</strong></p>



<p></p>



<p>La menopausa segna una fase di cambiamento profondo: gli <strong>estrogeni si riducono</strong> e con loro cambiano metabolismo, distribuzione del grasso, umore e qualità del sonno.<br>Molte donne notano <strong>un rallentamento del metabolismo</strong>, una maggiore <strong>tendenza ad accumulare peso addominale</strong>, <strong>vampate</strong>, insonnia o stanchezza inspiegabile.</p>



<p>Questi fenomeni non dipendono solo dall’età, ma da <strong>meccanismi ormonali e infiammatori</strong> che si attivano in questa fase. Studi clinici (Davis et al., <em>Lancet Endocrinol</em> 2023; Fenton et al., <em>Menopause Review</em> 2021) hanno dimostrato che durante la menopausa la massa magra diminuisce mentre aumenta quella grassa viscerale, anche senza variazioni importanti di peso.</p>



<p>La buona notizia? Un approccio integrato, che unisca <strong>alimentazione personalizzata</strong>, <strong>nutraceutica e fitoterapia</strong>, e <strong>movimento regolare</strong>, può riequilibrare il corpo e migliorare il benessere in modo naturale.</p>



<p><strong>Alimentazione personalizzata: il primo passo per stare meglio</strong></p>



<p>Ogni donna è diversa: per questo una <strong>dieta su misura</strong> è fondamentale.<br>In menopausa l’obiettivo non è “mangiare meno”, ma <strong>mangiare meglio</strong>, sostenendo il metabolismo e la massa muscolare.</p>



<p>Un piano nutrizionale bilanciato aiuta a:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>controllare il peso e ridurre il grasso addominale;</li>



<li>migliorare energia, digestione e sonno;</li>



<li>diminuire l’infiammazione e il rischio cardiovascolare;</li>



<li>sostenere il tono dell’umore e la lucidità mentale.</li>
</ul>



<p><strong>Gli alimenti chiave per la menopausa</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Proteine di qualità</strong> in ogni pasto (pesce, legumi, uova, tofu, tempeh).</li>



<li><strong>Verdure colorate</strong> e frutta di stagione, in particolare quelle <strong>blu-viola</strong>, ricche di antiossidanti per microcircolo e umore.</li>



<li><strong>Grassi buoni</strong> da olio EVO, noci, mandorle, semi di lino e di chia.</li>



<li><strong>Cereali integrali o in chicco</strong>, che stabilizzano la glicemia.</li>



<li><strong>Acqua e tisane</strong> per idratazione e drenaggio naturale.</li>
</ul>



<p>Un’alimentazione semplice, sostenibile e vicina alla natura è la base del benessere femminile in questa fase.</p>



<p><strong>Nutraceutica e fitoterapia: un supporto naturale e scientifico</strong></p>



<p>Quando l’alimentazione da sola non basta, la <strong>nutraceutica</strong> e la <strong>fitoterapia</strong> possono essere grandi alleate — se usate in modo personalizzato e consapevole.</p>



<p>Tra i rimedi più studiati:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Isoflavoni di soia</strong>, <strong>semi di lino</strong> e <strong>trifoglio rosso</strong> per modulare vampate e sudorazione.</li>



<li><strong>Magnesio e vitamina B6</strong> per rilassamento, sonno e gestione dello stress.</li>



<li><strong>Omega-3</strong> per protezione cardiovascolare e controllo dell’infiammazione.</li>



<li><strong>Vitamina D e calcio</strong> per il benessere di ossa e muscoli.</li>



<li><strong>Salvia officinalis</strong> per le sue proprietà riequilibranti e antitraspiranti.</li>
</ul>



<p>&nbsp;Gli studi clinici (Cochrane, 2021; NAMS, 2023) mostrano che, se integrati con un piano alimentare e un corretto stile di vita, questi supporti possono ridurre i disturbi vasomotori e migliorare la qualità della vita.</p>



<p><strong>Attività fisica: la terapia che non si compra in farmacia</strong></p>



<p>Muoversi regolarmente è una vera forma di medicina preventiva.<br>L’esercizio fisico in menopausa:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>stimola il metabolismo</strong>,</li>



<li><strong>rafforza ossa e muscoli</strong>,</li>



<li><strong>riduce ansia e insonnia</strong>,</li>



<li><strong>aumenta serotonina ed endorfine</strong>, migliorando l’umore.</li>
</ul>



<p>L’ideale è combinare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>attività <strong>aerobica</strong> (camminata,corsa, nuoto, bici, ballo),</li>



<li>esercizi <strong>di forza o resistenza</strong> (elastici, piccoli pesi, pilates),</li>



<li>momenti di <strong>rilassamento e stretching</strong>.</li>
</ul>



<p>Solo 30–40 minuti al giorno possono fare la differenza.</p>



<p><strong>Luce, riposo e ascolto del corpo</strong></p>



<p>Esporsi alla <strong>luce naturale</strong> aiuta la produzione di <strong>vitamina D</strong> e regola i ritmi circadiani, migliorando il sonno.<br>Un riposo di qualità e pause digestive regolari (12 ore tra cena e colazione) favoriscono equilibrio ormonale e digestione.</p>



<p><strong>&nbsp;Un approccio integrato e personalizzato</strong></p>



<p>Ogni donna vive la menopausa in modo unico.<br>Per questo il mio approccio è <strong>personalizzato</strong>, sostenibile e scientifico: unire <strong>cibo, movimento e supporti naturali</strong> significa accompagnare il corpo in questo cambiamento, invece di combatterlo.</p>



<p>L’obiettivo non è solo “dimagrire”, ma <strong>ritrovare vitalità, stabilità ormonale e serenità</strong>.<br>Una buona alimentazione, la giusta integrazione e un po’ di movimento quotidiano possono trasformare questa fase in <strong>un nuovo inizio di consapevolezza e forza.</strong></p>



<p></p>


<div id="rank-math-faq" class="rank-math-block">
<div class="rank-math-list ">
<div id="faq-question-1760604500156" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Posso assumere soia se ho problemi tiroidei?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Sì, ma con attenzione: la soia va consumata in quantità moderate e lontano dall’assunzione di tiroxina. Meglio preferire alimenti fermentati (tofu, tempeh) e parlarne con il nutrizionista o l’endocrinologo.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1760605314616" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>È normale aumentare di peso in menopausa?</strong><br><br></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>È frequente, ma non inevitabile. Con un piano personalizzato e un po’ di attività fisica si può mantenere il peso stabile e migliorare il tono muscolare.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1760605340274" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Gli integratori naturali funzionano davvero?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Dipende dal tipo e dal contesto. Gli studi confermano l’efficacia di alcuni nutraceutici se usati nel modo corretto e sotto supervisione professionale.</p>

</div>
</div>
</div>
</div>


<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-1 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<p>Se ti riconosci in questi cambiamenti e desideri <strong>ritrovare equilibrio, energia e benessere</strong>, puoi prenotare una <strong>consulenza nutrizionale personalizzata</strong> nel mio studio di <strong>Savigliano (CN)</strong> o online.<br>Insieme costruiremo un percorso adatto a te, basato su <strong>alimentazione naturale, fitoterapia e nutraceutica su misura</strong>.</p>
</div>
</div>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f449.png" alt="👉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong><a href="https://mariannagaglianonutrizionista.it/contatti/" data-type="page" data-id="37720">Prenota ora la tua consulenza</a></strong></p>



<p></p>


<div id="rank-math-faq" class="rank-math-block">
<div class="rank-math-list ">
</div>
</div>

<div id="rank-math-faq" class="rank-math-block">
<div class="rank-math-list ">
</div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CONTARE LE CALORIE PER DIMAGRIRE E&#8217; DAVVERO EFFICACE?</title>
		<link>https://mariannagaglianonutrizionista.it/contare-le-calorie-per-dimagrire-e-davvero-efficace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 14:08:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://mariannagaglianonutrizionista.it/?p=44681</guid>

					<description><![CDATA[Perdita di peso: oltre il conteggio calorico, scopri l'importanza di nutrienti, microbiota e bilancio ormonale per dimagrire in modo sano.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><br></p>



<p>La perdita di peso è un obiettivo comune, e uno dei metodi più seguiti per raggiungerlo è il conteggio delle calorie. Ma è davvero sufficiente per dimagrire in modo sano e duraturo? Sebbene il principio di base sembri semplice — consumare meno calorie di quelle che si bruciano — ci sono molti altri fattori che influenzano il nostro metabolismo e il processo di dimagrimento. In questo articolo, esploreremo perché il solo conteggio delle calorie potrebbe non essere la soluzione ideale e come approcciare la dieta in modo più equilibrato e consapevole.</p>



<p>### Il Bilancio Energetico: Una Base da Considerare, Non un Unico Fattore</p>



<p>Il bilancio energetico è alla base di molte diete. Il concetto è semplice: se si assumono più calorie di quante se ne bruciano, il peso aumenterà. Se, al contrario, le calorie consumate sono inferiori a quelle bruciate, si perderà peso. Tuttavia, questo modello semplificato non considera variabili importanti che influenzano il metabolismo, come il tipo di cibo consumato, la regolazione ormonale e la composizione del microbiota intestinale.</p>



<p><strong>La Qualità delle Calorie Conta</strong></p>



<p>Quando si parla di calorie, è importante capire che non tutte sono uguali. Ad esempio, 100 calorie provenienti da una fonte di grassi sani, come le mandorle, sono molto più utili per il corpo rispetto a 100 calorie di un alimento zuccherato. Le mandorle, ricche di grassi buoni e proteine, non solo contribuiscono a una sensazione di sazietà più duratura, ma forniscono anche nutrienti essenziali come vitamina E e magnesio, utili per la salute metabolica. Al contrario, gli zuccheri raffinati possono portare a rapidi picchi glicemici, seguiti da un altrettanto rapido calo di energia, che spesso stimola ulteriori attacchi di fame.</p>



<p><strong>Il Ruolo del Microbiota Intestinale</strong></p>



<p>Il microbiota intestinale, l&#8217;insieme di batteri e microrganismi che vivono nel nostro intestino, è un attore fondamentale nella gestione del peso corporeo. Questi microrganismi non solo aiutano a digerire il cibo, ma influenzano anche la risposta immunitaria e il metabolismo. Un microbiota sano favorisce l’ossidazione dei grassi e regola la produzione di ormoni legati all&#8217;appetito. Al contrario, un microbiota sbilanciato, noto come disbiosi, può favorire l’accumulo di grasso e compromettere la resistenza all&#8217;insulina, aumentando il rischio di malattie metaboliche come il diabete.</p>



<p>Le diete ricche di fibre, probiotici e prebiotici sono quelle che meglio supportano un microbiota sano, mentre le diete ricche di zuccheri e grassi saturi possono alterare l’equilibrio intestinale e influire negativamente sul nostro metabolismo.</p>



<p><strong>Composizione dei Macronutrienti e la Loro Influenza sul Metabolismo</strong></p>



<p>Il conteggio delle calorie, pur utile in alcuni casi, non tiene conto del tipo di alimenti che consumiamo. I macronutrienti — carboidrati, proteine e grassi — hanno effetti molto diversi sul nostro corpo. Per esempio, le proteine richiedono più energia per essere digerite rispetto ai carboidrati e ai grassi, e sono cruciali per mantenere la massa muscolare durante una dieta. I grassi, inoltre, sono noti per il loro effetto saziante e per il loro ruolo nel bilanciare i livelli di zucchero nel sangue.</p>



<p>Mangiare una dieta equilibrata che includa una giusta combinazione di carboidrati complessi, proteine magre e grassi sani è fondamentale per ottimizzare il metabolismo e prevenire l&#8217;accumulo di grasso. Le fonti di carboidrati sani, come cereali integrali e verdure, insieme a grassi buoni da frutta secca e oli vegetali, supportano il nostro corpo senza compromettere il bilancio energetico.</p>



<p> <strong>Il Pericolo di un Deficit Calorico Eccessivo</strong></p>



<p>Un errore comune nelle diete è ridurre drasticamente le calorie, pensando che mangiare meno porterà a una perdita di peso rapida. Tuttavia, questo approccio può essere dannoso. Un deficit calorico eccessivo può rallentare il metabolismo, ridurre la massa muscolare e portare a carenze nutrizionali. Inoltre, approcci troppo restrittivi spesso portano a un effetto &#8220;yo-yo&#8221;, dove il peso perso viene rapidamente recuperato. È importante seguire un piano alimentare che consenta una perdita di peso graduale e sostenibile, senza compromettere le funzioni vitali del corpo.</p>



<p><strong>Termogenesi Indotta dalla Dieta: Come la Digestione Influisce sul Metabolismo</strong></p>



<p>La digestione degli alimenti richiede un dispendio energetico, noto come termogenesi indotta dalla dieta (TID). La quantità di energia spesa durante la digestione varia a seconda del tipo di alimento. Le proteine, ad esempio, richiedono più energia per essere digerite rispetto ai carboidrati e ai grassi. Per questo motivo, includere fonti proteiche magre e alimenti ricchi di fibre nella dieta può aiutare a ottimizzare il dispendio energetico e migliorare la gestione del peso.</p>



<p> <strong>L&#8217;Importanza di un Approccio Completo alla Perdita di Peso</strong></p>



<p>Per ottenere risultati duraturi, è necessario adottare un approccio olistico alla perdita di peso. Concentrarsi solo sul conteggio delle calorie può far trascurare aspetti fondamentali come la qualità dei nutrienti, la salute del microbiota intestinale e l’equilibrio ormonale. Un piano nutrizionale equilibrato, che consideri tutti questi fattori, è molto più efficace di una dieta che si limita a ridurre l’apporto calorico. Inoltre, l’esercizio fisico regolare, il sonno di qualità e la gestione dello stress sono altre variabili che supportano una gestione sana del peso.</p>



<p> <strong>Considerazioni Finali</strong></p>



<p>In sintesi, il conteggio delle calorie è solo uno degli strumenti a disposizione per chi desidera perdere peso, ma non è l’unico fattore determinante. La qualità degli alimenti, l&#8217;equilibrio tra i macronutrienti, la salute del microbiota intestinale e il corretto funzionamento ormonale sono tutti aspetti che influiscono sul metabolismo e sulla perdita di peso. Un approccio nutrizionale equilibrato, basato su alimenti sani e ben bilanciati, è la chiave per raggiungere e mantenere il peso desiderato in modo sicuro e duraturo.</p>



<p>Se desideri scoprire come un piano alimentare personalizzato può aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi di salute e benessere, con il mio aiuto potrai ottenere un piano nutrizionale che risponda alle tue specifiche esigenze. Con il mio approccio, che considera ogni aspetto del tuo metabolismo e benessere, lavoreremo insieme per ottimizzare il tuo percorso di dimagrimento e migliorare la tua salute complessiva.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>5 segnali che indicano che la tua alimentazione è disordinata</title>
		<link>https://mariannagaglianonutrizionista.it/5-segnali-che-indicano-che-la-tua-alimentazione-e-disordinata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jan 2024 09:56:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://theme-dev.cmsmasters.net/church-main/four-things-our-church-should-still-focus-on/</guid>

					<description><![CDATA[Hai mai pensato che la tua alimentazione potrebbe non essere equilibrata? Scopri come riconoscere i segnali di un rapporto disordinato con il cibo e ritrovare il benessere.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="1401" class="elementor elementor-1401">
				<div class="elementor-element elementor-element-ad47f6b e-flex e-con-boxed cmsmasters-block-default e-con e-parent" data-id="ad47f6b" data-element_type="container">
					<div class="e-con-inner">
				<div class="elementor-element elementor-element-0de3809 cmsmasters-block-default cmsmasters-sticky-default elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="0de3809" data-element_type="widget" data-widget_type="text-editor.default">
				<div class="elementor-widget-container">
									<p data-pm-slice="1 1 []">Oggi parliamo di un tema che mi sta molto a cuore: l’importanza di riconoscere quando la tua alimentazione non è equilibrata. Spesso ci accorgiamo che qualcosa non va, ma non sempre sappiamo dare un nome al problema. Ecco cinque segnali che possono aiutarti a capire se è il momento di rivedere le tue abitudini alimentari.</p>								</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-6be3699 cmsmasters-block-default cmsmasters-sticky-default elementor-widget elementor-widget-heading" data-id="6be3699" data-element_type="widget" data-widget_type="heading.default">
				<div class="elementor-widget-container">
					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">1. Salti frequentemente i pasti</h3>				</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-5d3c525 cmsmasters-block-default cmsmasters-sticky-default elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="5d3c525" data-element_type="widget" data-widget_type="text-editor.default">
				<div class="elementor-widget-container">
									<p data-pm-slice="1 1 []">Quante volte ti capita di saltare la colazione o pranzare di fretta, magari con uno snack al volo? Saltare i pasti può sembrare una soluzione pratica quando hai una giornata piena, ma il tuo corpo ne risente. Questo comportamento porta spesso a cali di energia, irritabilità e, soprattutto, abbuffate nei momenti meno opportuni.</p>								</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-cd23444 cmsmasters-block-default cmsmasters-sticky-default elementor-widget elementor-widget-heading" data-id="cd23444" data-element_type="widget" data-widget_type="heading.default">
				<div class="elementor-widget-container">
					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">2. Hai fame nervosa o mangi per emozione</h3>				</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-638435b cmsmasters-block-default cmsmasters-sticky-default elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="638435b" data-element_type="widget" data-widget_type="text-editor.default">
				<div class="elementor-widget-container">
									<p data-pm-slice="1 1 []">Ti ritrovi spesso ad aprire il frigorifero quando sei stressato, triste o annoiato? Questo è un chiaro segnale di fame emotiva, che non ha nulla a che fare con il bisogno fisico di cibo. Mangiare per placare le emozioni è una strategia che nel lungo termine può portare a squilibri nutrizionali e sensi di colpa.</p>								</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-07d326f cmsmasters-block-default cmsmasters-sticky-default elementor-widget elementor-widget-heading" data-id="07d326f" data-element_type="widget" data-widget_type="heading.default">
				<div class="elementor-widget-container">
					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">3. Consumi troppi cibi confezionati o poco freschi</h3>				</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-f43c001 cmsmasters-block-default cmsmasters-sticky-default elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="f43c001" data-element_type="widget" data-widget_type="text-editor.default">
				<div class="elementor-widget-container">
									<p data-pm-slice="1 1 []">Se il tuo carrello della spesa è sempre pieno di prodotti confezionati e pronti da mangiare, potresti avere un’alimentazione squilibrata. Questi alimenti, sebbene pratici, sono spesso ricchi di zuccheri, grassi saturi e conservanti, ma poveri di nutrienti essenziali. Il corpo ha bisogno di alimenti freschi e vari per funzionare al meglio.</p>								</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-fcb55be cmsmasters-block-default cmsmasters-sticky-default elementor-widget elementor-widget-heading" data-id="fcb55be" data-element_type="widget" data-widget_type="heading.default">
				<div class="elementor-widget-container">
					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">4. Non ascolti il tuo corpo</h3>				</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-227b695 cmsmasters-block-default cmsmasters-sticky-default elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="227b695" data-element_type="widget" data-widget_type="text-editor.default">
				<div class="elementor-widget-container">
									<p data-pm-slice="1 1 []">Spesso mangiamo senza prestare attenzione ai segnali che il corpo ci manda. Ti capita di mangiare anche quando non hai fame o di ignorare la sensazione di sazietà? Questo può portare a mangiare più del necessario, causando gonfiore e malessere.</p>								</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-aea5dfb cmsmasters-block-default cmsmasters-sticky-default elementor-widget elementor-widget-heading" data-id="aea5dfb" data-element_type="widget" data-widget_type="heading.default">
				<div class="elementor-widget-container">
					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">5. Hai cambiamenti frequenti di peso</h3>				</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-ec8d053 cmsmasters-block-default cmsmasters-sticky-default elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="ec8d053" data-element_type="widget" data-widget_type="text-editor.default">
				<div class="elementor-widget-container">
									<p data-pm-slice="1 1 []">Se il tuo peso varia molto in poco tempo, è un segnale che qualcosa nella tua alimentazione non è in equilibrio. Questi sbalzi possono essere il risultato di diete troppo restrittive seguite da periodi di abbuffate o di un rapporto conflittuale con il cibo.</p>								</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-5d646ae cmsmasters-block-default cmsmasters-sticky-default elementor-widget elementor-widget-heading" data-id="5d646ae" data-element_type="widget" data-widget_type="heading.default">
				<div class="elementor-widget-container">
					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Cambiamo insieme</h2>				</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-00e5b5b cmsmasters-block-default cmsmasters-sticky-default elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="00e5b5b" data-element_type="widget" data-widget_type="text-editor.default">
				<div class="elementor-widget-container">
									<p data-pm-slice="1 1 []">Se ti ritrovi in uno o più di questi punti, non preoccuparti: non sei solo. Il primo passo per migliorare la tua alimentazione è riconoscere che c’è un problema. Il secondo è chiedere supporto a un professionista. Nel mio studio lavoro con persone che, come te, vogliono ritrovare un rapporto sereno e sano con il cibo.</p><p>Ti aiuterò a costruire un percorso personalizzato basato sulle tue esigenze e sul tuo stile di vita. Ricorda: una buona alimentazione non è fatta di rinunce, ma di equilibrio.</p><p>Se vuoi saperne di più o prenotare una consulenza, non esitare a contattarmi. Insieme possiamo fare la differenza!</p>								</div>
				</div>
					</div>
				</div>
				</div>
		]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
